Vox Populi
    Martedì , 25 Luglio 2017     17:26

VOX POPULI: TRA GAY PRIDE E COSTITUZIONE C’E’ SPAZIO PER TUTTE LE FAMIGLIE

Ancora con la storia del Gay Pride, pseudo processioni riparatrici, articoli redatti da giovani volenterosi che scrivono, attingendo qua e là informazioni non corrette, quanto non comprese. Nessuno pretende di essere portatore di verità, epperò le cose vanno analizzate compiutamente, soprattutto se andiamo a scomodare la Costituzione, e ne interpretiamo, alla meno peggio, l’articolo 29 in ragione del quale “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.

Da qui, a trarre come (il)logica conseguenza che il Summer Pride pretende abolire il dettato normativo in parola, siccome chiede l’introduzione del matrimonio egualitario, ce ne vuole. Di fantasia, intendo. Si perché il concetto di famiglia come «società naturale» altro non è che il compromesso, raggiunto da Moro e Togliatti, per venire incontro alle esigenze democristiane, lasciando però un certo grado di ambiguità, che poteva essere usata, dai comunisti, come merce di scambio per altre questioni. Consapevole di ciò, Moro fece una dichiarazione che ha ancora oggi un peso rilevante per comprendere il vero spirito dei Padri Costituenti: «…. quando si dice che la famiglia è una società naturale, non ci si deve riferire immediatamente all’unione sacramentale. Mettendo da parte questo vincolo, si può raffigurare la famiglia come una società complessa di interessi e affetti, e dotata di una consistenza che trascende i vincoli che possono solo temporaneamente tenere unite due persone». Quella morotea è una dichiarazione importante, svela che i democristiani concepivano lo status di famiglia come autonomo sia dal vincolo coniugale si da quello sacrale e la riconoscevano indipendentemente dalla sua agnizione legale o religiosa. Tant’è, la parola "famiglia" e il termine "matrimonio" non si trovarono mai nello stesso articolo in alcun progetto costituzionale.Ma vi è di più, l’art. 29 non limita l’istituto del matrimonio a persone di sesso diverso. Non che i padri fondatori della costituzione avessero in mente di estendere il matrimonio a persone dello stesso sesso, semplicemente, non hanno specificato l’esigenza della diversità di genere. Piaccia o meno, quella in commento è una disposizione in sé neutra, scritta in un contesto sociale di riferimento che ha poco a che fare con quello di oggi. Dunque quando parla di società naturale, la Costituzione attinge da valori fondanti, in essa tutelati, quali il rispetto della dignità della persona, sia considerata in sé come valore assoluto, che in rapporto agli altri, con i quali convive e si confronta. Difficile sostenere sia conforme alla dignità dell’uomo, privarlo della possibilità di fondare una famiglia in ragione di un criterio come quello dell’orientamento sessuale, che, come la razza, la nazionalità etc. non fa parte delle scelte individuali, ma è dato, inerente, connaturato, naturale. Se poi leggiamo la norma in commento con il dettato dell’art. 2, ci rendiamo conto che non solo la tutela di famiglie diverse da quelle fondate sul matrimonio è legittima, ma, addirittura, è in certo qual modo, costituzionalmente garantita. La stessa Consulta, del resto, ha osservato che se la famiglia di fatto è già equiparata a quella giuridica nei rapporti verticali (genitori-figli) allora la Costituzione non può esclude la possibilità di regolare anche le relazioni orizzontali all’interno della stessa famiglia.

Fare propaganda politica in un senso o nell’altro, va benissimo, lasciando stare, però, la Carta Costituzionale. Che è, e resta, la più bella del mondo.

                                                                           Roberto Giannini

 

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