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    Mercoledì , 19 Settembre 2018     17:22

Ultimi giorni per visitare l’esposizione di Eron e Andreco al Musas “UNEARTH. Portare alla luce”

Inaugurata a dicembre 2017, la mostra è prorogata fino al 7 ottobre

 

Ultimi giorni per visitare “UNEARTH. Portare alla luce”, la mostra di Eron e Andreco in dialogo con la collezione permanente del Musas appena prorogata fino a domenica 7 ottobre. Attraverso le sale dell’esposizione, senza seguire un percorso prestabilito, i visitatori possono scoprire le opere disseminate nei tre piani del museo, intrecciate con la collezione permanente composta da dipinti che vanno dal Tardo Medioevo all’Ottocento e da reperti archeologici compresi tra il Paleolitico e l’Età Romana.

 

L’esposizione è visitabile negli orari di apertura al pubblico del Museo Storico Archeologico: da giovedì a sabato dalle 10,30 alle 13, da martedì a domenica anche dalle 16 alle 20, martedì e venerdì anche dalle 21,30 alle 23,30. Per maggiori informazioni: 0541/624703 e www.museisantarcangelo.it, per aperture straordinarie e visite guidate: 0541/411240.

 

UNEARTH – Letteralmente “dissotterrare”, e quindi “portare alla luce”, rimanda all’idea di ritrovamento, rappresentando uno dei fil rouge che gli artisti hanno seguito durante l'allestimento, scoprendo via via le raccolte del museo e mescolandole con i propri interventi, che a loro volta il visitatore dovrà lentamente rintracciare. L’assenza di una reale separazione tra il piano storico e quello contemporaneo consente un approccio non razionale, di disorientamento e inabissamento, fondato sulla seduzione, sull’attenzione e su un tempo aperto. Consapevoli che “non esiste luce della conoscenza senza l'ignota oscurità”, Eron e Andreco si concentrano su ciò che è celato, sull'oscuro, il magico, il misterioso, indagandone gli aspetti scientifici e poetici. Affascinati dal reperto archeologico che deve ancora essere dissotterrato, dalla storia che sta dietro alla realizzazione di un dipinto, dal significato dell'oggetto simbolico e più in generale dalla strada per la conoscenza, disseminano così le loro opere lungo i tre piani del museo, fra le teche e le pareti, ricercando una forte armonia e una mimesi possibile tra spazi e presenze. È così che lo spettatore, da una condizione di osservazione passiva, si ritrova a varcare una soglia sensibile, divenendo anch’egli esploratore e ricercatore.

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