Cronaca

TESTI SCOLASTICI, SI DIFFONDE LA VENDITA DIRETTA: ALLARME CONFCOMMERCIO

Con la chiusura delle scuole, è tempo di organizzare il prossimo anno scolastico con la scelta dei libri di testo. Da ALI – Confcommercio, l’associazione librai italiani, arriva un monito ad una pratica ormai altamente e sempre più diffusa: la vendita diretta ai genitori degli alunni dei libri di testo da parte delle case editrici attraverso il canale scolastico, con particolare riferimento a quelli della Scuola Primaria. Positivo l’incontro avuto su questo tema all’Ufficio Scolastico Provinciale, al quale hanno preso parte il presidente di Confcommercio della Provincia di Rimini, Gianni Indino e il rappresentante provinciale ALI – Confcommercio, Pasquale Caimi, ricevuti dal dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Giuseppe Pedrielli, alla presenza dell’assessore comunale alla Scuola, Politiche educative, Formazione e Lavoro, Mattia Morolli.

“La prassi della vendita diretta dei libri scolastici ai genitori, ci è stato segnalato, sta prendendo sempre più piede anche sul nostro territorio e noi, come Confcommercio, non possiamo che denunciarla – spiega il presidente Gianni Indino – poiché avviene al di fuori delle norme vigenti, anche in materia fiscale. Ora abbiamo la certezza che questo percorso, che vede sempre più spesso da parte delle famiglie l’acquisto diretto dei testi dalle case editrici, non è scelta o volontà delle istituzioni scolastiche che, anzi, sono pronte a sensibilizzare i genitori degli alunni ad evitarlo”.

“Una situazione che rischia di fare letteralmente scomparire un intero comparto, quello del commercio librario – sottolinea Pasquale Caimi -, allontanando definitivamente dagli store anche le famiglie dei bambini in età scolare. Totale e molto apprezzata la vicinanza che abbiamo trovato da parte delle istituzioni cittadine e scolastiche, entrambe consapevoli che il nostro settore è già attaccato pesantemente dall’apertura delle vendite dei testi scolastici alla Grande Distribuzione Organizzata, capace di proporre scontistiche e ‘buoni spesa’ fuori dal mercato”.

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