Cronaca

Stupri Rimini – Dopo Lai Momo, anche la cooperativa sociale Labirinto nel mirino degli utenti web

RIMINI – La cooperativa sociale bolognese Lai Momo ha infine licenziato il mediatore culturale Abid Jee, che aveva parlato dello stupro asserendo che: "il peggio è solo all'inizio, poi la donna si calma e diventa un rapporto normale". La cooperativa ha respinto con decisione le giustificazioni scritte del pakistano 26-enne, e ha deciso di troncare il rapporto lavorativo, risolvendo così la diatriba che ha infiammato l'opinione pubblica su quale fosse il giusto provvedimento da prendere. Il presidente della cooperativa, Andrea Marchesini Reggiani, ha spiegato: "Abbiamo operato nel pieno rispetto della procedura prevista dalla legislazione sul lavoro, senza cedere alle sollecitazioni, spesso rivolte con un linguaggio offensivo e talvolta minaccioso, di chi ci invitava a ricorrere a modalità meno corrette e rigorose. Dal giorno dopo la pubblicazione del commento il dipendente è stato sospeso e non ha più lavorato in nessuna delle strutture gestite da Lai-momo. Dopo una settimana nell'occhio del ciclone in cui siamo stati oggetto di attacchi pesanti, tutti noi dobbiamo ricominciare a lavorare nella normalità dell'impegno quotidiano".

Dopo la cattura del quarto presunto stupratore di Rimini, Guerlin Butungu, 20-enne congolose, anche la cooperativa sociale Labirinto di Pesaro, che gestisce il servizio di accoglienza di cui ha usufruito Butungu, ha ricevuto un massiccio attacco sulla propria pagina facebook. A seguito della notizia della cattura, in poche ore sono comparsi commenti aggressivi di utenti del social network come: "grazie per aver ospitato lo stupratore di Rimini", "vergognatevi" e "siete strutture inutili e piattaforme per la diffusione di esseri immondi".
La cooperativa sociale ha risposto senza scomporsi di fronte a tali provocazioni con una nota ufficiale: "È comprensibile che le persone, d'istinto, possano andare oltre la realtà contingente, nell'impotenza che tutti provano di fronte a questo orribile reato, ma è altrettanto vero che alcuni di questi commenti non sono costruttivi né di aiuto alle vittime, e non possono in alcun modo essere utili al dialogo attorno alla complessa tematica delle migrazioni. Vogliamo esprimere solidarietà e profonda vicinanza verso le vittime delle aggressioni".

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