Cronaca News
    Martedì , 28 Novembre 2017     16:53

Rimini, targa commemorativa del molo di levante ancora danneggiata; Pulini: “Offesa alla comunità”

RIMINI – Nel febbraio 2014, la città di Rimini decise di intitolare il molo di levante alla memoria dei profughi istriani. Per farlo, furono installate delle targhe dedicate a 30 uomini di cultura provenienti proprio dalla zona di confine. Quella targhe, dal giorno dell'installazione ad oggi, hanno subito ben 14 atti vandalici, tra danneggiamenti e furti. L'importanza di un simbolo che tenga vivo il ricordo delle tragedie che racconta è evidentemente una necessità non riconosciuta dai vandali; proprio su questo fa leva la lettera scritta oggi dall'assessore alle Arti del comune di Rimini, Massimo Pulini, L'augurio, oltre a quello che le targhe non vengano più divelte, è che il gesto perpetrato per 14 volte sia frutto dell'ignoranza e non di un atto premeditato e cosciente, non un tentativo di disonorare la memoria.

Queste le parole di Massimo Pulini:

“Egregio anonimo, egregi anonimi,

non so chi voi possiate essere né vi conosco. Posso giudicarvi però dal vostro comportamento. Da quando Rimini ha voluto e intitolato il suo molo di levante alla memoria dei profughi istriani, nel febbraio 2014, per 14 volte hai/avete divelto e rubato altrettante targhe commemorative fissate nella pietra, dedicate ognuna a 30 scrittori e uomini cultura di quelle terre di confine e ad una loro opera tra le più rappresentative. Un omaggio agli esuli istriani, fiumani, dalmati e alle vittime dei conflitti di confine e delle foibe, nato dall’estro dell’artista Vittorio D’Augusta e che è di pietra proprio perché è solida e di certo non teme neppure gli sgarbi per mano di chi evidentemente non conosce la storia.

Mi chiedo infatti perché facciate questo, qual è la ratio di un atto prima che vandalico, offensivo per la comunità in cui anche voi vivete. E la mia unica risposta, appunto, è la mancanza di conoscenza. A questo punto mi auguro non sappiate chi siano Zandel, Arpino, Magris, Tomizza, Sgorlon, Stuparich e gli altri nomi che sono incisi in questa speciale biblioteca e non ve ne faccio una colpa: molti degli autori purtroppo sono poco conosciuti a più, o perlomeno a coloro che non hanno un interesse particolare ad approfondire un particolare filone letterario. Leggendo però i nomi di Italo Svevo e Umbero Saba, di cui a scuola tutti hanno sentito parlare, un sussulto spero lo abbiate avuto. E voglio sperare che oltre alla letteratura non conosciate neanche la storia. Spero non abbiate idea di cosa sia successo al confine orientale, di cosa siano le ‘vittime delle foibe’, o l’esodo giuliano- dalmata. Affido le mie ‘speranze’ all’ignoranza, intesa letteralmente come mancanza di conoscenza, definendo quindi come stupido, incivile, pessimo, questo atto vandalico continuato che fate subire alla comunità. Perché se al contrario è un gesto consapevole, se avete anche vagamente un’idea di ciò che la biblioteca di pietra rappresenta, non si tratta di un atto stupido, ma vigliacco. E soprattutto inutile. Perché così sfregiate la memoria di chi ha vissuto quella tragedia, offendete l’intera comunità riminese, ma ogni ferita è stata e sarà sempre ripristinata e non sarà certo la vostra opera a impedirci di ricordare una storia di violenza, morte e dolore che per troppo tempo è stata nascosta o poco raccontata. La Biblioteca di pietra è resterà sempre lì, a ricordare a tutti ciò che è stato e ciò che non deve più essere." – Massimo Pulini

Condividi: