Cultura

Rimini, la lettera del Vescovo Lambiasi agli studenti

RIMINI – Si è aperto oggi il nuovo anno scolastico e come da tradizione il Vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, non intende rinunciare a portare i propri auguri all'intera comunità scolastica, soprattutto ai giovani che sono tornati sui banchi. Riportiamo di seguito il testo della lettera. Sono parole di incoraggiamento quelle del Vescovo, che possono essere apprezzate da credenti, atei e agnostici; sono parole che valgono per tutti.

Lettera agli studenti per l'inizio dell'Anno Scolastico

Carissimi,

l’inizio del nuovo anno scolastico fa sì che i riflettori dei media siano per qualche giorno puntati sulle aule delle vostre scuole, per attirare l’attenzione di tutti su questo momento importante della vita sociale e sulle questioni tuttora aperte nel sistema di istruzione italiano. Non intendo farne l’elenco; quello che più mi colpisce, nelle immagini che vedo trasmettere, è che voi siete quasi sempre ripresi di spalle, da lontano, o con inquadrature sfocate. Conosco perfettamente la ragione, legata a motivi di privacy e di riservatezza. Nonostante ciò, ogni volta mi sembra di cogliervi un aspetto simbolico: quando noi adulti puntiamo lo sguardo sulla scuola, facilmente ci sfuggono i vostri volti, i vostri occhi, ossia lo stato d’animo interiore con cui varcate quelle porte, le attese, i timori, ciò che portate con voi sulle spalle già piegate dal peso dei libri.

È anche per questo che papa Francesco ha indetto, per l’ottobre del 2018, un Sinodo sui giovani: perché la Chiesa affini la sua capacità di incontrarvi e accompagnarvi nella fase della crescita. In questo anno che ci separa dall’appuntamento, anche la nostra Diocesi si preparerà con un impegno particolare di ascolto e di dialogo. Da questo punto di vista, la scuola è molto importante, soprattutto per il suo compito di aiutare ogni giovane nella costruzione della personalità e nella scoperta della propria vocazione. Non deve spaventarvi questa parola; la vocazione non è qualcosa che piomba dall’alto sulla persona quasi a schiacciare i suoi desideri, ma l’esatto contrario: è il cammino in cui ognuno può esprimere al meglio le sue caratteristiche, accettare se stesso e fare spazio gli altri, dare un senso alla vita, in tutti i suoi momenti.

Se sapremo avvicinarci un po’ di più gli uni agli altri, quell’immagine sfocata di cui parlavo all’inizio lascerà il posto a tanti ritratti originali, dai contorni maggiormente definiti pur se in continuo movimento. E anche i pensieri più confusi o le incertezze riguardo al futuro, che vi portate dentro, saranno investite da un po’ più di luce. La nostra Chiesa ne riceverà un grande beneficio, e anche la scuola, che in fondo esiste per voi, e non viceversa.

Qualche mese fa, alla fine di giugno, è stata ricordata la figura di don Lorenzo Milani, essendo trascorsi cinquant’anni dalla morte. Penso che abbiate sentito parlare di lui: fu un prete che, mentre era parroco in un piccolissimo paese sui colli intorno a Firenze, Barbiana, organizzò una scuola per i ragazzi che non avevano la possibilità di curare in altro modo la loro formazione. Così facendo, permetteva loro di allargare le possibilità di lavoro e di miglioramento delle condizioni di vita. La “Lettera a una professoressa”, l’opera che è frutto di questa scuola, è molto chiara su quale obiettivo deve avere la scuola. Scrive il ragazzo, che parla anche a nome dei suoi compagni: “Ho saputo minuto per minuto perché studiavo. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo”.

Andando in visita a Barbiana, il 20 giugno scorso, papa Francesco ha inserito nel suo discorso un caldo ringraziamento per gli insegnanti. Lo inserisco al termine di questa lettera per fare mie le sue parole e per invitarvi a unirvi in questo atteggiamento di fiducia e gratitudine, che aiuta a iniziare bene un nuovo anno. Mi piacciono le parole del Papa anche perché ricordano il significato più profondo dell’educazione e della scuola: “Vorrei da qui ringraziare tutti gli educatori, quanti si pongono al servizio della crescita delle nuove generazioni, in particolare di coloro che si trovano in situazioni di disagio. La vostra è una missione piena di ostacoli ma anche di gioie. Ma soprattutto è una missione. Una missione di amore, perché non si può insegnare senza amare e senza la consapevolezza che ciò che si dona è solo un diritto che si riconosce, quello di imparare. E da insegnare ci sono tante cose, ma quella essenziale è la crescita di una coscienza libera, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune”.

Questo è anche il mio augurio per ciascuno di voi, per i vostri insegnanti e tutti coloro che lavorano nella scuola. Sotto questi auspici mettiamo insieme il nuovo anno che inizia.

Vi saluto di cuore.

Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini

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