News
    Martedì , 28 Novembre 2017     12:32

Rimini, condannati i tre albanesi che uccisero Petrit Nikolli per aver aiutato la nipote

RIMINI – La corte d'Assise di Rimini ha emesso tre condanne per l'omicidio del 40enne elettricista di origine albanese Petrit Nikolli, avvenuto il 25 maggio del 2016 per mano di Edmond Leci, metalmeccanico albanese di 25 anni, Lek Leci, 48 anni e padre di Edmond, e Altin Leci, fratello maggiore di Edmond. Petrit fu ucciso perché aveva ospitato nella sua casa a Rimini la nipote di vent'anni, fuggita dalla Lombardia perché il marito, Edmond Leci, la trattava come una schiava.

Nel maggio del 2016 i tre colpevoli erano partiti dalla Lombardia per vendicarsi; compiuto l'omicidio erano tornati a Gorgonzola, dove furono arrestati. In un primo momento fu il padre Lek a confessare l'omicidio, poi anche i figli finirono nella lista degli indagati. Durante l'ultima udienza, il pubblico ministero aveva chiesto per i tre albanesi l'ergastolo. Con la decisione presa ieri, che esclude l'aggravante della premeditazione, Edmond Leci e il padre Lek sono stati condannati a 25 anni di carcere. Il fratello Altin è stato invece condannato a 23 anni. Per le cinque parti civili è stata disposta una provvisionale di 300.000 euro.

In seguito alla sentenza arrivata ieri, il vicesindaco di Rimini, Gloria Lisi, ha dichiarato: "Petrit Nikolli sarà ricordato come un uomo generoso, a cui la vita è stata tolta per il solo fatto di aver salvato un’altra vita, quella della nipote, schiacciata sotto il peso della violenza che quotidianamente subiva per mano del suo compagno. Petrit però era soprattutto un marito e un padre di famiglia: per questo all’indomani della sentenza che ha portato alla condannda dei tre autori del delitto consumato nel maggio del 2016, il mio pensiero va a Linda, la moglie di Petrit, la madre dei suoi quattro figli, di cui l'ultimo, Ethan Piero, nato solo dopo l’omicidio. Un bimbo che non conoscerà mai il papà, ma che ha la fortuna di avere come madre una donna straordinaria, forte e coraggiosa, che in questi mesi ha stretto i denti, si è rimboccata le maniche, non si è mai arresa, nonostante sia rimasta vedova con un figlio in grembo e tre da mantenere. Una donna che non ha mai chiesto nulla, ma a cui la comunità riminese ha dato tanto, senza clamore, con quella generosità genuina di cui la nostra città sa essere capace.

Per Linda, per i suoi figli, la sentenza di ieri consente di mettere un punto e di continuare a ricostruirsi una vita nella consapevolezza che giustizia è stata fatta. Ringrazio il Tribunale di Rimini anche per la celerità con cui si è arrivati a sentenza, evitando così il protrarsi di una ulteriore sofferenza." – Gloria Lisi

Condividi: