Cronaca News

Niente più parco eolico a Poggio Tre Vescovi

L’impianto eolico di Poggio Tre Vescovi non verrà realizzato. La notizia è di sabato scorso e ieri ha trovato spazio anche sulla carta stampata locale dopo che tutti i media on-line hanno rilanciato le parole nel comunicato del presidente della provincia Andrea Gnassi che ha accolto positivamente la decisione del governo.

Ritengo che sia stata fatta la cosa migliore – si legge nella nota -, nell’interesse pubblico e del futuro dei territori”. Il comunicato elenca anche le ragioni che avevano già portato ad esprimere forti perplessità circa il progetto dell’impianto eolico che avrebbe toccato parte dell’Alta Valmarecchia e precisamente il comune di Casteldelci, ovvero la tutela del paesaggio sancito dalla nostra Costituzione, le risorse investite dal Ministero dei Beni Culturali proprio sulla valorizzazione dei borghi negli entroterra, iniziative culturali legate ai paesaggi dell’entroterra sui quali la regione Emilia Romagna, Marche e Toscana hanno investito denari, in ultimo i diversi imprenditori dell’entroterra e la stessa Regione che “non si stanno risparmiando per realizzare progetti e politiche che vanno nella direzione di un nuovo modo di intendere l’economia legata al turismo sostenibile e alla bellezza dei luoghi e del paesaggio”.

Ma dove arriva la Valmarecchia per i riminesi? Sanno dove si trova Poggio Tre Vescovi? Anche parte del territorio di Badia Tedalda, sotto la provincia di Arezzo, è all’interno della valle del Marecchia. Il progetto inoltre toccava anche la comunità di Verghereto (Forlì-Cesena), i cui crinali si notano facilmente appena si sale verso le località di Casteldelci o Pennabilli. Andando quindi oltre le dichiarazioni di carattere politico sarebbe bello ora che anche gli amministratori di tutta la Valmarecchia e gli imprenditori turistici (pochi) del territorio vallivo esprimessero un loro commento al No definitivo del consiglio di Stato.

In realtà sfogliando la corposa cronaca locale on-line e su carta stampata di questi anni non poche erano state le voci di coloro che invece sostenevano il Parco eolico come una opportunità di lavoro per le imprese locali, per un territorio vallivo che negli anni è andato a spopolarsi di continuo, un dato questo assolutamente veritiero.

Il 5 luglio scorso c’erano ancora comuni vallivi che si dichiaravano possibilisti al progetto, purchè fosse maggiormente contenuto. Non più 36 turbine eoliche ma 13, ma l’altezza di questi impianti superava abbondantemente il centinaio di metri.

Ai primi di febbraio il sindaco di Badia Tedalda, Santucci, confermava la sua convinzione nel progetto e si stava adoperando alacremente (così riportano le cronache sul Corriere di Arezzo del 22 febbraio scorso) per realizzare comunque l’impianto con Geo Italia (azienda italo-tedesca).

Marzo 2016, i consiglieri di opposizione Sensi Federico e Moretti Leonardo nel comune di Verghereto in provincia di Forlì Cesena (territorio sul quale sarebbe dovuto posizionarsi una delle pale eoliche) con una nota stampa si oppongono alla loro amministrazione che invece pareva aver sposato appieno il progetto di Geo Italia Srl.

Senza scomodare ora i no categorici al progetto di storici dell’arte come Vittorio Sgarbi, uomo d’arte mediatico per eccellenza, immaginate quale poteva essere l’impatto visivo sull’entroterra, l’impatto sul paesaggio, l’impatto visivo e acustico su animali selvatici e le migliaia di turisti stranieri (soprattutto) che scelgono le nostre vallate per le loro vacanze.

Ma come stanno procedendo gli impianti eolici costruiti nelle zone limitrofe alla nostra provincia? Guidando per i territori tra Petrella Massana e Sestino, confinanti a noi, si notano diversi impianti. Le famose compensazioni economiche da parte delle ditte sono arrivate alle amministrazioni locali? Nel territorio di Apecchio (Pesaro-Urbino) hanno costruito un impianto. Leggiamo su saturnonotizie.it e alcuni quotidiani del territorio che “il sindaco denuncia che a un anno dall'installazione delle super eliche al Monte dei Sospiri – torri alte 120 metri: l'impianto più grande delle Marche – i 200mila euro promessi dalla ditta costruttrice non sono ancora arrivati. La stampa locale ha riportato la dichiarazione della ditta che, replicando alle accuse dell'amministrazione comunale, ha ribadito ciò che afferma la legislazione, e cioè che "devono ritenersi nulle tutte le clausole contrattuali che prevedono pagamenti in favore dei Comuni in ragione della presenza nei rispettivi territori di impianti di produzione di energie da fonti rinnovabili… e per tale ragione nessun inadempimento contrattuale può esserle addebitato". Non va meglio a Scansano (Grosseto) dove l’amministrazione vanta un buco di 700 mila euro (si legge sempre su saturnonotizie.it) per le mancate compensazioni economiche di un impianto costruito oltre 10 anni fa.

Diciamo quindi che sarebbe doveroso studiare meglio il ‘caso’ sotto ogni aspetto: lavorativo, economico e turistico. Attendiamo anche il comunicato del comitato che in questi anni si è battuto contro la costruzione di questo impianto.

M.T.

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