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Lady D “la Diana” e Pavarotti


Solo tre giorni fa, l'Europa e il mondo intero hanno celebrato il ventesimo anniversario della scomparsa di Diana Spencer, rievocando i ricordi del tragico incidente che strappò la vita a una delle donne più amate e ammirate di sempre. Sembra però che anche il popolo inglese, il popolo di Diana, principessa del Galles, abbia archiviato l'accaduto, e il vuoto da lei lasciato pare essersi ristretto. Probabilmente è tempo che le teorie complottiste sulle dinamiche dello schianto nel tunnel di Parigi si sciolgano, e lascino in pace Lady D. Dopotutto, è giusto ricordare il bello di Diana e non riesumare le ombre della sua morte.

A questo proposito, tutti sapranno che Lady D è stata più volte nel nostro paese. Non tutti invece sapranno che è stata anche nella nostra regione, l'Emilia Romagna, precisamente a Modena, Bologna e anche a Rimini nel 1996, che certo allora non era il centro turistico di oggi.

A Rimini, durante le giornate di studio organizzate dal centro ricerche Pio Manzù, ricevette in dono una medaglia per l'impegno sociale. Il suo arrivo scatenò come sempre la gioia dei cittadini; a Rimini veniva chiamata “la Diana”. La principessa del Galles aveva l'innata capacità di stendere chiunque con un sorriso, di farsi amare con un gesto, di entrare nel cuore di tutti. Era altruista, voleva il bene di ogni vita, probabilmente faticava a odiare anche i paparazzi e i giornalisti che la seguivano continuamente, privandola spesso dell'intimità di cui sembrava avere bisogno.

Sì, tutti si affezionavano a lei.

Fu così anche per un famoso omone nato a Modena, un artista amato in tutto il mondo per la sua voce e per la sua bontà: Luciano Pavarotti. Lui e Diana si conobbero per la prima volta nel 1990, quando lei decise di prendersi una pausa dai doveri reali per assistere a un concerto a Verona del tenore italiano, il suo cantante lirico preferito. L'amicizia e l'intesa sbocciarono subito e nel settembre 1995 Diana tornò in Emilia Romagna. Soggiornò al Grand Hotel Baglioni di Bologna e raggiunse l'amico Luciano a Modena per partecipare all'edizione di quell'anno di “Pavarotti & Friends”, l'evento musicale a scopo benefico che il tenore organizzava insieme alla moglie da tre anni. L'obiettivo del “Pavarotti & Friends” del 1995 era quello di raccogliere fondi a favore dell'associazione inglese War Child e per realizzare il Centro musicale Pavarotti di Mostar, in Bosnia, per i bambini vittime della guerra.

Quella fu l'ultima occasione che ebbero per incontrarsi pubblicamente. Due anni dopo Diana morì e Pavarotti, dilaniato dal dolore, non riuscì a trovare la forza di cantare durante le esequie della principessa. Non parlò più di Diana durante le interviste, il ricordo lo faceva commuovere; ci riuscì in una sola occasione, definendo Lady D come “il più bel simbolo di umanità e d'amore per il mondo intero”.

Luciano Pavarotti morì nel suo letto dieci anni fa e il suo ricordo verrà celebrato fra tre giorni, una settimana dopo la commemorazione di Lady D. Il legame fra i due era forte. Entrambi impegnati alacremente nel sociale, entrambi amati dal mondo intero, entrambi umani. Ci piace ricordare due personaggi della storia recente, immaginare (chi non c'era) e ricordare i loro incontri nelle nostre città, i loro sorrisi e il loro impegno per assicurare aiuto a chi ne aveva bisogno. Ci piace ricordarli perché la loro amicizia assomiglia a una favola, come la Bella e la Bestia, un'elegante, fascinosa e gentile donna e un enorme, barbuto tenore dal cuore d'oro, uniti per illuminare un po' il mondo.

D. O.

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