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LA RIMINI SPORTIVA: ELIO GHELFI E I SUOI PRIMI 80 ANNI

La prima volta che l’ho visto, mi sono chiesto cosa mai avesse da insegnarmi questo distinto signore, dagli occhiali dorati ed i capelli canuti, che si aggirava, mani dietro la schiena, tra atleti intenti a tirare pugni ad un sacco da pugilato. L’ho capito nei 10 anni successivi, frequentando la sua palestra: lui, aveva da regalarmi i rudimenti di uno sport meraviglioso, e lezioni di vita in quantità.

Elio Ghelfi, “il maestro”, come tutti lo chiamano, ha compiuto i suoi primi magnifici 80 anni, è nato, infatti, il 1° giugno del 1937, nel cuore di una Rimini che non c’è più: la piazzetta delle poveracce, i cui aneddoti e le cui usanze ieri come oggi ama raccontare agli amici. Inizia la sua attività pugilistica tra i dilettanti, frequentando la palestra del Dopolavoro Ferroviario e facendo parte della nazionale italiana di boxe tra gli anni cinquanta e sessanta, sotto la guida del maestro Cecchino Santarelli. Ma siccome, come lui stesso scrive nella sua autobiografia (“Con i miei sogni all’angolo del ring” – Capitani editore), aveva poca voglia di darci dentro con l’allenamento, dopo aver disputato 6 incontri e averne persi 5, scopre che gli piace insegnarla, la boxe. Arnoldo Montanari, all’epoca popolare maestro della nobile arte nel riminese, gli fa capire che si può fare. Da allora e per 65 anni, trasmette agli allievi la passione per un’arte meravigliosa ma spesso dimenticata. Nella sua “Ring Side” in via Ticino, dove trascorreva dieci, undici ore al giorno ad allenare gli appassionati, elargiva a tutti consigli di inestimabile valore, stille di saggezza tecnica donate, un giorno via l’altro, a migliaia di ragazzi. Che in cambio gli hanno ritornato la soddisfazione di un gancio sferzato come si deve, e ne faranno, tra l’altro, l’allenatore più vittorioso di sempre.

Adesso, ha appeso i guantoni al chiodo, ma non la passione per la boxe. A quella non potrà mai rinunciare, perché lui, è il pugilato fatto persona. È stato all'angolo con i migliori di tutti i tempi, gente del calibro di Alfio Righetti, Francesco Damiani, Loris e Maurizio Stecca, Giovanni Parisi, Patrick Sumbu Kalambay, Giovanni Parisi, Luigi Minchillo e Herry Geyer, e gli oltre 2.200 incontri hanno fruttato 2 titoli olimpici, 10 mondiali, 28 europei. Ed un numero imprecisato di titoli italiani, nelle varie categorie. Roba da far venire i brividi.

 Ama dire di essere un uomo fortunato, perché ha « unito mestiere e passione per la boxe: uno sport che rende possibile il desiderio dell'impossibile!» ma anche io lo sono stato, ad averlo incontrato lungo il cammino della mia passione per lo sport e non solo.

 Ad majora maestro, e auguri per i tuoi primi 80 anni.

Roberto Giannini

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