Cultura

Intervista allo scrittore riminese Giuseppe Giusva Ricci

RIMINI – Giuseppe Giusva Ricci, sociologo, ricercatore indipendente e saggista riminese, ha esordito nel 2003 con la pubblicazione di "La Teledittatura: Il Berlusconismo. Neocivilizzazione sociale e consenso politico” (Kaos Edizioni). Il testo è stato pluricitato dai tanti sociologi, politologi, giornalisti e ricercatori universitari italiani e stranieri, che da allora provano a spiegare quel che succede nel nostro paese. Dopo una lunga incursione nel romanzo di denuncia con Amarkord (2005), Caos amore caos (2007) e Sbranando Dio (2014), è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante e a breve presenterà il suo nuovo saggio Nemici Politici_Pubblici Nemici. Ha rilasciato una breve intervista per Voce23, dove ha spiegato alcuni aspetti dei suoi ultimi due scritti e raccontato qualcosa di sé e delle sue idee.

Di seguito l'intervista a Giuseppe Giusva Ricci.

1) Sbranando Dio fa emergere il brutto e il male della società, lo fa senza pietà. Non tutti sono abituati a trovarsi di fronte a certe descrizioni senza filtri e il libro sembra voler pugnalare chi non è abbastanza forte per accettare la realtà. È così?

No. Nessuna pugnalata per nessuno. La descrizione Oscena riflette l'oscenità di tanti elementi che fondano la non-società moderna, l'oscenità dei finti buoni sentimenti propinati da tanta Tv-immondizia. Vero che non tutti sono abituati a certe descrizioni senza filtri, ma è anche vero che dall'avvento della ragnatela-web, sia immagini che parole scritte senza causa (oscene nella loro volgare aggressività) possono giungere a chiunque. Nessuno credo sia così forte da accettare la realtà, e molte esistenze lo confermano, i dati delle patologie psichiche lo confermano, quelli sull'uso di sostanze psicotrope legale e illegali lo confermano.   
 


2) Sbranando Dio si presenta anche come metafora politica. Sempre più persone scelgono di disinteressarsi al progetto democrazia, sentono di non avere più potere decisionale (forse non l'hanno mai avuto?) e sostengono di aver perso la fiducia nel "sistema". Consiglieresti loro la lettura dei tuoi libri, magari per farli ricredere, o pensi che non servirebbe, che sono già stati sbranati?

Il disinteresse al progetto democratico è il successo ultimo del Sistema. L'astensione e il disinteresse si presentano oggi come metodo di salvezza dal Sistema, quando invece concretano quello che definisco l'antisistema-di-sistema. Nel caos politico, il deresponsabilizzarsi per autoassolversi è la via semplice da intraprendere, soprattutto nella società dell'opulenza e del narcisismo applicato anche alla prassi dell'esistenza sociale e dell'appartenenza al consorzio sociale che vuoi o non vuoi è in ognuno di noi. 

Poi ovviamente ci si può applicare politicamente fottendosene delle prassi e degli apparti politici in senso stretto; anche se poi sono quelli a rimanere fondamentali visto il potere che poi dovranno gestire. Ogni cosa è politica; la musica che si ascolta e si fa ascoltare -come nel mio caso-, i tatuaggi che si portano addosso, il fatto di aiutare un'anziana ad attraversare la strada, essere educati con il prossimo, essere intransigenti con le deviazioni democratiche che ci circondano, ecc… Insomma tutti facciamo politica con il nostro agire quotidiano; tutto sta in che tipo di agire ci qualifichiamo nei confronti dell'intorno tutto.

Però, se 'noi' pensiamo di 'toglierci un pensiero' snobbando il potere politico reale… qualcuno lo avrà per noi quel pensiero. Non posso consigliare la lettura di qualcosa che mi vede coinvolto, lo trovo indelicato; ogni lettura buona è cosa utile. Tanti sono già stati sbranati purtroppo, forse irrecuperabili, ma anche non arrendersi non sarebbe male.   


3) Se Sbranando Dio possiede almeno due interpretazioni, quella realista e quella politica, Nemici politici Pubblici nemici quante ne ha e qual è la principale?

NP_PN è un saggio, non credo lasci spazio a tanta interpretazione, certamente si può essere o meno d'accordo con le analisi e i contenuti. NP è sostanzialmente composto di due parti; nella prima sono rivelate le dinamiche di quella che definisco non-Società, nella secondo sono specificate le responsabilità politiche dello smottamento democratico e qualitativo di quella che poteva essere definita società.  


4) Sei senza dubbio anche un attento lettore. È facile pensare che prediligi la lettura di saggi a quella di narrativa per il contenuto dei tuoi scritti. È così?

Magari, leggo ma non esageratamente ahimè! Comunque saggistica in misura maggiore. Sono letture diverse per come la vedo io. Un romanzo lo vivo tramite la fantasia, un saggio devo tentare di comprenderlo studiandolo. Per vizio di forma accademica poi sono incline ad intendere certi passaggi di romanzi come spaccati sociali senza godermi semplicemente la storia, e la cosa mi soddisfa spesso più che la saggistica. 


5) Ad oggi, quanto potere è rimasto alla parola? È ancora in grado di far riflettere, di muovere le giovani masse, di farsi portatrice di una morale? Può ancora dare conforto o la cruda realtà è la sola cosa che vale la pena di raccontare?

Queste sono difficili caspita! Il potere della parola penso esista ancora, sono le giovani masse che sono state brutalizzate da infinite imposture decise dall'industria culturale. L'immagine, l'icona, lo slogan; hanno vinto sull'espressività di concetti articolati e profondi. Il declino è implicito in questa stessa superficialità, in questa stessa velocità di consumo che infatti non è formativo, ma appunto de-formativo. Siamo all'inizio di una evoluzione complessa, iper-complessa, che sta travolgendo tutto; l'avvento della rete e della "telefonia" ultra-mobile sono una rivoluzione che si sta rivelando per troppi aspetti nociva; molti sentono di esistere nella misura in cui riescono a irradiarsi nel web, e i contenuti sono spesso non solo inutili ma insulsi; a questa insulsaggine ci si sta abituando, così il crollo. Forse, un certo tipo di "parola" potrà semmai stimolare quel cervello che tutti abbiamo e che per natura vuole essere stimolato a crescere ampliando le nostre capacità critica e di comprensione di ciò che ci circonda. Non importa se si racconta la cruda realtà o le utopie o le speranze, importante è la perturbazione che si apporta alla moralità dei moralisti che appunto lo sono perché non voglio essere distolti dalla quiete o dalle convinzioni più incancrenite. 

 

Nemici Politici_Pubblici Nemici è già disponibile nelle librerie e Giuseppe, insieme ad alcuni "amici" colleghi e relatori, lo presenterà presto a Rimini nella corte interna della sede di Voce23. Seguiteci sui nostri canali per saperne di più.

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