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Intervista a Marco Zonetti, relatore alla presentazione del libro Nemici Politici_Pubblici Nemici

RIMINI- Marco Zonetti – due lauree, traduttore dall'inglese e dal francese, esperto di comunicazione, consulente politico e cronista per affaritaliani.it – sarà uno dei relatori alla presentazione del libro “Nemici Politici_Pubblici Nemici” di Giuseppe Giusva Ricci, scrittore e sociologo riminese, che si terrà sabato 16 settembre nella corte interna della sede di Voce23. Nei giorni scorsi Voce23 ha pubblicato una breve intervista allo scrittore; oggi abbiamo fatto qualche domanda a Marco Zonetti, noto per essersi “infiltrato” per qualche mese nel Movimento Cinque Stelle di cui è diventato il “nemico pubblico numero uno”.

Di seguito l'intervista a Marco Zonetti:

1) Gli anni successivi alla chiusura del ventennio di Berlusconi sono stati caratterizzati da un'inerzia politica quasi totale. Come si spiega questo? E quanto tale situazione ha favorito la nascita di partiti “popolari” come M5S?

Ritengo che il cosiddetto "ventennio berlusconiano" o comunque il periodo della dominanza del "berlusconismo", fenomeno trasversale che ha interessato anche il centrosinistra e non solo Forza Italia e i suoi partiti satellite, sia la prima causa della nascita dei "partiti popolari" come il m5s. In realtà l'inerzia politica, a mio parere, era proprio il sintomo più grave della malattia del berlusconismo più che il suo strascico. Pensiamo soltanto a quanto tempo è stato impiegato nelle discussioni sterili sulle presunte amanti del Cavaliere, sul conflitto d'interessi (mai risolto), sulle cene galanti, sulle nipoti di Mubarak, mentre l'Italia sprofondava nella crisi. Il m5s è nato e cresciuto in questo clima di inerzia politica che faceva sentire escluso il cittadino, che lo faceva sentire impotente, emarginato dalle decisioni che lo riguardavano. Il m5s ha dato voce a quel sentimento di esclusione, percepita sia dai cittadini di Destra sia da quelli di Sinistra. Perché anche la Sinistra ha le sue gravissime colpe. Se vi fosse stata una Sinistra coesa e realmente interessata alle questioni sociali, il m5s avrebbe avuto molte meno munizioni a suo favore. 

2) Dove risiede la forza di M5S, qual è l'arma che li ha portati ad essere oggi una realtà ambiziosa, che può realmente mirare ad assumere il potere del paese? Perché secondo lei molti sono portati a votare per loro?

La forza del M5s, e mi ricollego al discorso di prima, sta proprio nell'aver dato alle persone l'idea di inclusione, di poter avere parte attiva nelle scelte istituzionali, di poter "contare". Il Movimento dava (e dà ancora) l'illusione di essere una sorta di grande famiglia dove "uno vale uno". Ma uno valeva uno sulla carta finché non vi è stato l'ingresso nelle istituzioni, con relativa carica, visibilità ed emolumenti. A quel punto è caduta la maschera, è crollata la messa in scena. Lo slogan ufficioso si è mutato in "Uno vale uno, ma qualcuno vale di più". Pensiamo solo alla storiella di Beppe Grillo come semplice megafono e di Gianroberto Casaleggio come semplice titolare della piattaforma digitale. Con l'ingresso nelle istituzioni, Grillo e Casaleggio hanno mostrato il loro vero volto di diarchi che decidono della "vita e della morte" di rappresentanti eletti dai cittadini. Altro che semplice megafono e semplice titolare della piattaforma! La favoletta dell'uno vale uno fa ancora presa su un buon numero di attivisti, e per quanto riguarda gli elettori, l'idea che il m5s non rubi a differenza degli altri partiti (che in passato hanno dato il peggio di sé, purtroppo) è ancora molto diffusa. Anche la faccenda dell'incompetenza viene vista come un pregio, anziché come un deterrente. Lo ammetto, sono stati dei geni (del male) a saper intercettare la delusione e la frustrazione accresciutasi negli ultimi vent'anni e a trasformarla in consensi elettorali. Benito Mussolini utilizzò la radio per la diffusione del suo messaggio e per la fabbrica del consenso, Berlusconi utilizzò le televisioni, il m5s utilizza magistralmente i social network e la rete. Rete, che primi fra tutti, i grillini hanno studiato nei dettagli sfruttandone al meglio le potenzialità. E facendo, aggiungo, danni inenarrabili, tra fake-news e black propaganda. E, come ha dimostrato la vittoria di Trump, oggi le elezioni si vincono sui social…

3) Lei era dalla parte del Sì al momento di votare per l'ultimo referendum costituzionale, ma le urne hanno decretato la vittoria del No e le dimissioni di Renzi. La considera una sconfitta o il Sì sarebbe stato semplicemente il male minore?

Ho sostenuto il sì perché credevo fermamente nell'importanza di ridurre il numero dei senatori risparmiando una cospicua quantità di denaro pubblico. Sicuramente non era la riforma migliore possibile, ma era comunque un passo avanti. Quindi la vittoria del No è, per quanto mi riguarda, una sconfitta per il Paese. Quanto a Matteo Renzi, il fatto che, nei tanti dipartimenti istituiti nel Pd, egli non abbia pensato a quello per le "riforme" dà la cifra di come l'esito del referendum sia stato per lui un colpo durissimo. Personale, ancor prima che politico.

 

Se vi siete persi l'intervista a Giuseppe Giusva Ricci, potete recuperarla al seguente link: http://www.voce23.it/intervista-allo-scrittore-riminese-giuseppe-giusva-ricci/

L'evento della presentazione del libro lo trovate su Facebook, alla pagina di Voce23: https://www.facebook.com/voce23/

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