Vox Populi
    Mercoledì , 26 Luglio 2017     18:21

IL SUMMER PRIDE, LA PROCESSIONE RIPARATORIA, LA DIOCESI E L’UOMO EVANGELICAMENTE TOLLERANTE

La processione "riparatoria" proposta dal Comitato "Beata Scopelli", il Summer Pride e le rivendicazioni arcobaleno del week end, l'intervento della Diocesi e del Vescovo di Rimini. Il settimanale riminese il Ponte riprende il dibattito e affronta nell'editoriale firmato dal direttore Giovanni Tonelli e in un alcuni servizi le questioni omosessualità, diritti, tendenze sessuali e famiglia.

Ai toni spesso roventi utilizzati da alcuni protagonisti, il settimanale cattolico riminese preferisce – com'è nel suo stile – l'argomentazione serena ma non formale, il ragionamento articolato e non asettico. Lo stesso approccio utilizzato dal presidente del Forum territoriale delle Associazioni Familiari di Rimini, intervistato sulla questione desideri e diritti, sessualità, corpo e omosessualità, famiglia e utero in affitto.

"Punto di partenza: ogni donna e ogni uomo non possono essere definiti e non si possono definire esclusivamente in relazione ad un solo dato del loro essere, in questo caso quello delle loro tendenze sessuali. – ha detto l'avv. Giuliano Zamagni –

Restringere la propria identificazione in relazione alla sola sfera sessuale, qualunque sia il proprio orientamento, svuota il confronto di ogni altro punto di contatto e di condivisione, vincola il dialogo e lo costringe in un ambito così angusto da soffocarlo sul nascere, facendolo divenire non più luogo dell'incontro, ma terreno fertile per reciproche incomprensioni e «fobie»".

L'Uomo merita di essere apprezzato e accolto nella sua integralità.

Come Forum delle Associazioni Familiari, "in merito alle rivendicazioni di cui i vari «Pride» si fanno portatori, ribadiamo che non in ogni desiderio umano può essere individuato il seme di un diritto da dover riconoscere a ogni costo, soprattutto quando ciò può andare a incidere sulla libertà e dignità di altri individui (Amoris Laetitia, n. 54, in merito all'utero in affitto) o portare all'equiparazione tra il matrimonio e altre modalità di unione che rischiano di poter solo replicare – in maniera non originale – un modello", che si basa non solo sul sentimento, ma anche su altre fondanti peculiarità.

ilPonte ripercorre anche tutta la vicenda del Comitato "riparatore" e della dissociazione della Diocesi dalla manifestazione. Intervengono il Vescovo di Rimini e il Vicario Generale della Diocesi: "non condividiamo il senso della processione che finisce di fatto per alimentare uno stile di contrapposizione e di polemiche con il triste effetto di far sentire le persone con tendenze omosessuali giudicate a priori e allontanate dalla Comunità Cristiana".
Al contempo il Vescovo esprime un giudizio nei confronti del «Summer Pride». Manifestazioni del genere non aiutano "ad affrontare in modo costruttivo la rivendicazione di legittimi diritti delle persone omosessuali. Inoltre la Chiesa riminese esprime una forte riserva critica nei confronti di un raduno che tende a usare e ridurre la situazione, spesso travagliata, delle persone con tendenza omosessuale ad una ostentazione fin troppo esibita che vuole far passare il messaggio che ogni tendenza sessuale è uguale all'altra e che ogni desiderio è fonte di diritti (ad esempio cavalcando lo slogan: «stesso amore, stessi diritti»)".

Nel suo editoriale, il direttore Giovanni Tonelli parte dalla parabola evangelica del grano e delle zizzania. "Grano e zizzania sono dentro ciascuno di noi. Dio non ha fretta nel giudicare, è paziente, perché vuole la salvezza del peccatore e non la sua condanna". È il grande tema della tolleranza evangelica, che non va confusa "con la bonomìa timida e qualunquista di chi non fa distinzione fra le cose. Infatti c'è tolleranza vera dove c'è chiarezza nell'affermazione dei principi e nell'opposizione all'errore, ma altrettanta cautela nel giudicare le persone e ancor più esitazione nel condannarle, perché il giudizio appartiene a Dio e le sue logiche sono profondamente diverse dalle nostre". L'uomo così tollerante assume atteggiamenti di critica e denuncia (la tolleranza non ha nulla a che fare col silenzio che diventa complice), ma sempre con uno spirito costruttivo e mettendo al primo posto un autentico amore per le persone. Ma oggi siamo tutti abituati ad amare più le idee che le persone".
Partendo da questi presupposti è difficile per il direttore de ilPonte "poter condividere le scelte «riparatorie» di chi si sente giusto di fronte a chi in qualche modo vive una situazione di difficoltà e discriminazione. Come pure è impossibile condividere gli obiettivi dei Gay Pride, che stanno trasformando una lotta contro ogni discriminazione nell'affermazione del principio che i desideri sono diritti. Si pensi al tema delicatissimo delle adozioni o delle nascite per procura, e alla stessa teoria Gender".

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