Cronaca
    Mercoledì , 14 Novembre 2018     17:59

Dall’Italia e dall’Europa più di 67mila firme in difesa di Ina Ritan, la volontaria che salva i cani

 L’Italia si mobilita per la volontaria bosniaca Ina Ritan, finita ingiustamente sotto accusa per detenzione illegale di cani, vendita illegale di cani e infine di trasporto illegale di cani all’estero. In pochi giorni la petizione sulla piattaforma change.org ha già superato quota 67mila firme, con sottoscrizioni da tutta Europa. A promuoverla è Enpa, che da anni collabora con la volontaria e con la sua associazione, Prijedor Emergency.

Insegnante d’inglese, Ina ha dedicato la sua ad aiutare i cani randagi della città di Prijedor, nella Bosnia settentrionale. Una realtà complessa e difficile, quella di Prijedor, dove i diritti degli animali sono spesso ignorati e dove la volontaria gestisce un piccolo rifugio costruito con fatica grazie all’impegno diretto dell’associazione italo-bosniaca Prijedor Emergency e con il sostegno di Enpa. Nella struttura i randagi non vengono soppressi; vengono accuditi, curati e messi in adozione. L’attività di Ina e il network solidale che lei è riuscita a costruire nel tempo hanno così permesso a moltissimi cani di trovare una casa al di fuori dei confini della Bosnia Erzegovina e di vivere quella vita serena che nel Paese balcanico sarebbe stata negata loro. Le adozioni – 180 nel solo 2018 – sono state realizzate nel rispetto delle procedure dell’Unione Europea, molto più “garantiste” rispetto a quelle imposte dalla normativa bosniaca. Nessun animale è stato venduto né detenuto o trasportato illegalmente.

A Ina Ritan e ai suoi partner internazionali, tra cui Prijedor Emergency e Enpa, si deve anche la prima campagna di sterilizzazione dei randagi a Prijedor e da marzo 2018, la massiccia campagna di sterilizzazione di massa finanziata dagli inglesi di Dogs Trust per ridurre il tasso di randagismo.

La storia personale, l’impegno, i tanti animali salvati, le collaborazioni internazionali di altissimo profilo, testimoniano l’infondatezza delle accuse contro Ina Ritan, che ha sempre agito nell’interesse dei cani e della collettività, colmando spesso le inadempienze delle autorità locali. Le contestazioni alla volontaria arrivano dopo che lei ha più volte criticato il comune di Prijedor per le politiche sul randagismo e attaccato la gestione del canile municipale di Prijedor (la struttura di Kurevo) dove i cani sono tenuti in pessime condizioni. «Alle istituzioni di Prijedor – dichiara l’Ente Nazionale Protezione Animali – chiediamo, insieme a 67mila cittadini italiani ed europei, di far cadere le accuse contro Ina e di collaborare attivamente con lei». Il randagismo si batte con fatti e azioni concrete, non discriminando chi ha dimostrato di saperlo contrastare.

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