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ATTENZIONE A MINACCIARE UN GIORNALISTA…..

 "La frase «devi stare attento professionalmente, anzi incontriamoci personalmente, da soli», detta al telefono a un giornalista, integra il reato di minacce. Sia perché non è necessario che il giornalista «si sia sentito effettivamente intimidito», ma soprattutto perché pronunciata in relazione ai contenuti di un articolo che non era stato contestato in sede giudiziaria. È quanto ha stabilito la Cassazione (quinta sezione, relatore Amatore) con la sentenza 22710 depositata ieri, a chiusura di un caso partito nel 2008 dopo la denuncia presentata da Antonello Norscia, collaboratore della «Gazzetta» e a sua volta avvocato.

Norscia aveva scritto della condanna in primo grado dell’avvocato tranese Patrizia Narcisi per circonvenzione di incapace. Dopo la pubblicazione dell’articolo, il giornalista ha ricevuto una telefonata sul cellulare da un uomo che si è qualificato come marito dell’avvocato: Norscia ha avuto la prontezza di inserire il viva voce, così da far ascoltare la chiamata anche alla propria moglie.

Dalla denuncia contro ignoti è nato un procedimento penale che sia in primo grado che in Appello ha visto la condanna per minacce di Antonio Piazzolla, 47 anni, marito dell’avvocato Narcisi. Pena simbolica: una multa e un piccolo risarcimento, oltre le spese legali.

La Cassazione ha reso definitiva la condanna respingendo il ricorso di Piazzolla. «Le due frasi pronunziate dall’imputato, peraltro del tutto scollegate, per quanto emerge dalla lettura degli atti – è detto in sentenza – da una possibile rivendicazione – questa sì legittima – di tutela dei propri diritti in relazione alla pubblicazione del predetto articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno attraverso il ricorso all’autorità giudiziaria (si legga, in tale senso, la possibile presentazione di una querela per diffamazione a mezzo stampa al giornalista ritenuto “incauto”) – rivestano effettiva valenza minacciosa proprio per il modo in cui sono state pronunciate ed anche per l’ulteriore avvertimento di risolvere la “questione” in separata sede da soli, e dunque senza la presenza di testimoni». Insomma, il Piazzolla non poteva farsi giustizia da solo, nemmeno a parole. Eppure si sarebbe potuto salvare, rileva la suprema Corte, se avesse invocato la depenalizzazione delle minacce in sede di Appello. 

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